Quando nascono, i bambini, piangono.

Immagina un bimbo che nascendo ride. Ride di una risata fragorosa forte quanto il pianto di un bambino che quando nasce piange. Innaturale vero? Suona proprio assurdo.

In generale il pianto non è necessariamente sintomo di qualcosa di negativo; può anche esserlo ma non è così sempre. Senza dubbio, però, non è ridere. E il nascere, il venire alla luce, è accompagnato da un pianto.

Il pianto, se si pensa alla nascita di un bimbo, è l’espressione di emozioni diverse, alcune piacevoli altre meno, ma di emozioni forti. Spesso piangono anche la madre e il padre (a prescindere dalla visibilità delle lacrime). Il pianto riassume il compimento di una grande fatica, di un gesto eroico, di un rinnovamento, di un distacco da ciò che si era prima alla ricerca di una nuova unione. La natura ci suggerisce il fondamentale e l’essenziale.

Nascere è faticoso e insieme straordinario. Liberatorio.

E se è vero che accade in poche ore (ditelo a una puerpera che sono poche, le ore) è frutto di un tempo lungo, di una lunga gestazione, forse di un tempo che corre all’indietro all’infinito – ammesso che esista il tempo – percorrendo all’indietro le esistenze della madre e del padre. La nascita è il frutto di un desiderio, dell’espressione massima della creatività, dell’impegno che viene nutrito quotidianamente, dell’abilità di convivenza di quell’opera (dare alla luce) all’interno di un contesto che non sempre facilita o supporta l’opera – il bimbo si fa strada talvolta anche attraversando muri.

E tu? Quando sei nato?

Nel corso di una vita si può nascere più di una volta.

L’adolescenza è senz’altro il secondo momento dell’esistenza umana più confacente allo scopo. Si chiama così proprio per questo motivo: adolescere, etimologicamente, è venire alla luce. L’adolescenza (si parla di un periodo che va dai 10-12 anni circa fino ai 24, circa) corrisponde al terzo stadio di sviluppo psicologico comune a tutti gli individui della specie umana: quello del distinguersi, del differenziarsi. E’ il periodo in cui un soggetto risponde al bisogno di essere riconosciuto e visto nella sua unicità. Solo così può passare a un livello di sviluppo successivo, quello dell’individuazione, nel quale i desideri prendono forma e il soggetto può finalmente sentirsi libero di essere se stesso.

L’adolescente ha como scopo una rinascita, ha tanti anni per compierla, tanti muri da attraversare. I genitori ne conoscono bene la fatica. Se si riesce nell’impresa, si impara anche come si fa.

Ciascuno poi trova il suo momento per nascere e rinascere ancora. C’è nascita ogni volta che si incontra, si scopre e non si rinuncia a una nuova parte di sé. Ci si dovrà chiedere come integrarla, come farla esistere, come farla venire alla luce. Si dovrà lottare contro chi si oppone a quella nascita, perché è faticosa anche per tutti coloro che circondano il nascituro.

Chi si oppone alla tua nascita può osteggiarla senza volerlo

Ci sarà sempre chi non vuole accogliere la tua ri-nascita, perché non può. Molti di coloro che ti circondano temono di aver perduto qualcosa, di perderti. Insomma chi ti circonda, senza saperlo, sostiene il parto anche se nessuno glielo ha insegnato come si fa. Siamo tutti ostetriche senza averlo necessariamente scelto e imparato a farlo.

Dovrai lottare e impegnarti anche per loro.

Nascere è un desiderio, un lungo periodo di gestazione; è poi il compimento, quando avviene, che ha evidenza concreta nella quotidianità, diventa evidente per tutti. E’ la fatica e la ricompensa di una vita. Perché dove c’è vita c’è qualcosa di buono sempre.

Ogni volta, dopo il pianto, si impara a ridere. Si ha perciò una forza nuova per rassicurare tutti. Si potrà dire loro: ci sono sempre stato e, ora, di più.

 

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