La sindrome da scorciatoia è come la malattia esantematica: difficile scamparla; ma meglio se presa da piccolo.

Per capire se ce l’hai avuta già ti puoi fare qualche domanda.

A scuola copiavo il compito per prendere un bel voto? Se era colpa mia, dicevo che era colpa di un altro? Rubavo i soldi nella borsa della mamma, invece di chiederglieli? Passavo con la bicicletta nei campi invece di fare il giro e bucavo sempre? Ho baciato la fidanzata del mio amico piuttosto che corteggiarne un’altra? O l’ho spinto per arrivare io prima alla corsa?

Se ti riconosci in una di queste azioni, o in azioni che gli somigliano, va tutto bene: hai avuto la tua sindrome da scorciatoia e ora sei immunizzato. Hai chiaro, perché l’hai provato sulla tua pelle, che per arrivare da qualche parte la strada bisogna percorrerla, tutta. Si può prenderne una diversa, crearne una nuova, cambiare direzione. Ma accorciare, no. Se il traguardo della maratona è a 42,195 km, non puoi prenderti la medaglia ai 39 km. Non ci sarà nessuno lì ad applaudire, te compreso.

A qualcuno capita di non averla avuta; sicché se la becca da adulto.

Come si riconosce un adulto con la sindrome da scorciatoia?

Tipicamente, ti guarda come tu fossi uno che non può capire. Tu non puoi capire, sta pensando il soggetto appena colpito. Perché io ho trovato finalmente il modo e non devo più fare tutta la fatica che ho fatto fino ad ora. Le mete delle scorciatoie sono più o meno sempre le stesse: fare soldi, avere potere; così come riparare un danno, ma anche perdere peso. Ma le mete non corrispondono all’obiettivo, che è sempre quello: essere felice.

 

 

Mi è capitato di recente di vederne diversi. Mi sono sentita triste. È drammatico, vedere un conoscente, un amico, una persona vicina, essere entrato in quel circuito lì, esserne convinto, e soprattutto averti cacciato fuori. Nei casi migliori le scorciatoie sono illecite; ma ciò non garantisce la tutela di chi ci è finito dentro (un esempio: la violenza, per ottenere potere in una relazione). In altri casi invece le scorciatoie sono lecite, cioè è la legge che le consente (un esempio: le sale scommesse o certe società multilevel, per fare soldi).

In questo processo, attraverso la scorciatoia, non c’è scorciatoia: difficilmente possiamo evitare a un adulto che ha deciso di abbreviare il suo percorso, di non farlo. Ne troverà un altro. È  la sua malattia esantemantica.

Atleti, che non vedono mai arrivare la medaglia; scrittori, mai pubblicati; lavoratori dipendenti che si sentono sfruttati; imprenditori, genitori, professionisti, che si sentono soli; amanti, che non si sentono amati. Quando è un cliente che viene da te proprio perché qualcosa non gli torna, allora sai che in parte il colpo della scorciatoria può essere ridotto, e facilitare l’immunizzazione anche in età adulta. Qual è il tuo obiettivo? è una domanda semplice, anche banale, ma a cui è difficile rispondere; e quindi: utile.

Ancora più drammatico e complesso è quando gli effetti della sindrome hanno ripercussioni sociali, perché le scelte sono politiche. Pensiamo, tanto per dirne qualcuna, alle scorciatoie verso ruoli decisionali, a quelle dei metodi educativi fondati su minaccia e ricompensa, alle scorciatoie su cui si fondano le politiche per l’ordine pubblico e quelle per la gestione dei rifuti; allo sfruttamento del lavoro.

Il nostro paese è altamente colpito dalla sindrome delle scorciatoie. Non è l’unico.

Che fare?

Dare l’esempio è una strada.

E’ una strada lunga, non sempre percorribile nell’arco di una vita soltanto. Non è, quindi, propriamente una scorciatoia. È tuttavia quella che può farci sentire il senso della fatica che si prova ad essere coerenti, etici, leali.

Qualcuno lo sentirà quello che senti tu, nell’essere coerente, etico e leale.

Saremo stanchi, e insieme un po’ più felici di stare in questo mondo qui.

 

 

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