L’età conta

Ero piccola anch’io, ricordo questa madre col bimbo davanti al banco del macellaio. Dimmi, cosa vuoi mangiare? Il bimbo smarrito indicò un pezzo a caso: la forma, o chissà il colore, dovevano averlo particolarmente incuriosito.

Se sei un adulto, non puoi, non devi, pretendere che un bambino possa scegliere il meglio per sé. Devi scegliere tu per lui (altra cosa è ascoltare). Ti devi prendere questa responsabilità, compresa quella del disaccordo e della ribellione: sei li apposta.

Ma poi: hai dimenticato quanto eri incosciente tu? E’ probabile di si.

Lo stesso vale nella relazione con un anziano: adulti ostinati affiché gli anziani, tipicamente genitori, comprendano. Ottantenni che pur avendo ancora tutti gli strumenti cognitivi per comprendere, sembrano non voler comprendere, non danno segni di comprensione.

Smetti di credere di sapere cosa vuol dire avere ottant’anni o giù di lì. Davvero, non lo sai.

Ma il punto è un altro.

Se sei un adulto hai il diritto, e il dovere, di pretendere da un adulto. Pretendere rispetto, coerenza, comprensione e scelte.

Sai perché?

Perché quell’adulto potrà dirti: E tu allora?

E’ una questione di coraggio e integrità.

Puoi pretendere da un adulto perché ciò ti costringerà a corrispondere quello che pretendi.

Se ti stai chiedendo se è solo quindi una questione di età ti dico si, è anche soprattutto una questione di età. Solo ce lo siamo dimenticato. Perché un bambino, un ragazzo, hanno ancora scarsa coscienza e questa non è una opinione, è un fatto biologico; un anziano è definito tale perché ha scarsa aspettativa di vita, e questo anche è un fatto biologico, oltre che di coscienza. Da loro non puoi permetterti di pretendere niente, se sei un adulto, perché ciò vuol dire che non sei un bambino, non sei un ragazzo, e neppure un vecchio.

Se sei un adulto, hai il tempo e la coscienza per pretendere rispetto e coerenza, e ciò comporta il coraggio per sentirsi dire
E tu, allora?

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