Essere nati ed educati in una cultura cattolica vuol dire, per molti, detestare il concetto di preghiera.

Pregare appare una attività inutile, passiva, bigotta. Da ragazzi guardavamo gran parte della gente pregare e poi comportarsi male. Non c’è cosa peggiore che fa arrabbiare un ragazzo! Ascolta ciò che il prete dice, non quello che fa, dice il detto. Quanto ci ha dato fastidio questo, quando eravamo giovani?

I giovani hanno questo dalla loro – che dovremmo reimparare se l’abbiamo perduto: la coerenza.

E allora faccio pure io lo stesso, si dice un ragazzo di fronte a quella frase cosi priva di senso. Predico bene e razzolo male!

Ma cos’è davvero la preghiera?

Etimologicamente, pregare è chiedere con umiltà e insistenza. Quanta forza in questa definizione? La parola richiama anche alla posizione che si assume nell’atto del pregare, stando ritti, resistendo fino a che non si trova ciò che si sta cercando.

Ma cosa si cerca davvero?

A chi si chiede e cosa?

La preghiera ha a che fare con la Spiritualità. Spiritualità (1): avere convinzioni profonde che trascendono la propria esistenza, convinzioni per qualcosa di nobile e gentile che infonde equilibrio e determinazione.

La spiritualità è un tratto del carattere relativamente stabile nel tempo che, quando espressa attraverso azioni concrete e in una relazione buona con l’altro, è fonte di felicità. Questo contenuto è chiaro all’essere umano da quando esiste.

Pregare è uno dei modi per esprimerla: raccogliersi, crearsi uno spazio intimo, solitario o condiviso, in cui i pensieri, i sentimenti e le emozioni sono rivolti a una persona, a un popolo, a un desiderio di bene, e di amore, con lo scopo di orientare le proprie azioni con più forza e saggezza. Nulla a che vedere con la religione.

Non importa a chi stiamo chiedendo, che ciascuno chieda a chi crede che possa dargli ciò che cerca, in quella insistenza stiamo chiedendo innanzitutto a noi stessi, vogliamo profondamente qualcosa.

Se esiste un legame tra la preghiera e l’amare

Avere qualcuno nei propri pensieri non è forse una parte dell’amare?

Riflettere su qualcosa che ha valore per noi non è forse accrescere la consapevolezza di un agire verso quella cosa di valore?

Stare e sentire le proprie emozioni, imparare a gestirle nella loro contraddizione, non è forse fortificarsi per diventare autentici e non più solo spontanei?

A qualcuno tutto ciò ricorderà la meditazione, che è un’altra forma di preghiera, socialmente oggi più accettata perché non sempre collegata a una religione. E poi diciamolo: le civiltà orientali in fatto di religione sono state più sagge.

Apertura mentale verso la preghiera e la spiritualità

La preghiera è per molti consapevolezza, quiete dell’animo, è il tentare di mettere da parte se stessi per un significato altro da sé, orientare azioni e quotidiano in una direzione più significativa e profonda. Potersi sentire parte di qualcosa di grande, avere fede in un amare universale che esiste. Per altri recitare una preghiera, ripetere le stesse parole, un mantra che prescinda dalla religione a cui appartiene ma fatto di parole buone, fa bene alla mente, alla salute. Anche la scienza conosce oggi il potere trasformativo delle parole.

Il cattolicesimo ha avuto poco a vedere con tutto ciò.

Una buona dosa di apertura mentale ci consente di imparare anche da coloro che siedono a un banco di una chiesa e pregano, perché qualcuno tra essi è autenticamente alla ricerca, è capace di raggiunge una quiete autentica che è contagiosa, straordinaria, nello scopo di trovarsi e trovare un legame con il resto del mondo.

~

 

Pregare per il mondo

Per tutti gli adulti
che hanno smesso di sognare
per quelli che hanno un dispiacere

per tutti i dolori
contro la schiavitù

Pregare per tutti i bimbi che stan nascendo
che qualcuno gli vada incontro…
 

 

(1) Peterson, C., & Seligman, M. E. P. (2004). Character strengths and virtues: A handbook and classification. New York: Oxford University Press and Washington, DC: American Psychological Association.

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